La Giovane Italia? Disoccupata e diseguale.

Una, nessuna e centomila. Dalla lettura degli ultimi dati europei e nazionali riguardanti la disoccupazione giovanile emerge il quadro di una Italia che ancora fa fatica ad integrare le nuove generazioni all’interno del mondo del lavoro, in particolar modo per il genere femminile.

E soprattutto di una Italia che ancora presenta al proprio interno contraddizioni fortissime.

Ma andiamo con ordine: Dall’ultimo rapporto Eurostat, datato Settembre 2019, il nostro paese si colloca tra i paesi europei con i più alti tassi di disoccupazione giovanile, con il 28,9%, superato soltanto da Spagna (32,2%) e Grecia (34,6%).

PAESEDISOCCUPAZIONE GIOVANILE TOTALEDI CUI MASCHILEDI CUI FEMMINILE
Czechia4,74,35,2
Germany5,86,84,7
Bulgaria77,36,7
Netherlands7,27,86,5
Slovenia8,17,78,6
Austria8,89,67,9
Iceland9,410,97,9
Malta9,511,27,4
Poland9,59,69,3
Latvia9,99,99,8
Norway10,110,69,7
Estonia10,211,48,8
Denmark10,3109,7
United Kingdom11,412,99,8
Ireland12,113,310,7
Lithuania12,315,98,7
Hungary12,412,911,6
Belgium1314,211,6
European Union – 28 countries (2013-2020)14,414,913,7
Luxembourg14,915,713,9
Slovakia16,914,421,2
Croatia17,115,519,5
Cyprus17,221,413,6
Finland17,318,616,1
Romania17,516,519,1
Portugal18,918,219,6
France1920,517,3
Sweden19,819,120,6
Italy28,927,630
Spain32,230,434,4
Greece34,633,635,8

E leggendo i dati, si nota che proprio nei paesi con un tasso di disoccupazione giovanile superiore alla media europea, le disuguaglianze di genere la fanno da padrone.

Se infatti a livello UE vi è una sostanziale uguaglianza nei livelli occupazionali giovanili, con una differenza tra i due sessi che si mantiene sull’1,2% in favore delle donne, scopriamo che in tutti e dodici i paesi che superano la media di disoccupazione giovanile, anche il divario tra i due generi aumenta in modo considerevole, a volte in favore dei maschi ed altre delle femmine.

In tre casi specifici, ovvero Svezia, Grecia e Portogallo, notiamo come nel corso del 2019 i tassi di disoccupazione giovanile per ciascun genere siano notevolmente variati di mese in mese, facendo supporre una specificità legata a lavori stagionli ben precisi.

Nei restanti nove casi , invece, vi è una sostanziale stabilità in tutti i mesi dell’anno, tale da rendere concreta l’ipotesi che esistano cause strutturali sia della disoccupazione giovanile, sia della sua distribuzione di genere.

In particolare, per quanto riguarda Cipro, Francia, Finlandia e Lussemburgo la disoccupazione giovanile strutturalmente più consistente è quella maschile; discorso opposto per il nostro paese che condivide con Romania, Spagna, Slovacchia e Croazia una prevalenza di disoccupazione giovanile femminile.

Ma da dove si origina questa tendenza nel nostro paese?

Ad un primo superficiale sguardo potremmo essere indotti a pensare che le regioni del mezzogiorno, oltre ad essere quelle con una disoccupazione giovanile più alta in termini assoluti, siano anche quelle in cui le disuguaglianze di genere sono più marcate nei confronti del genere femminile.

Tale ipotesi sembra anche supportata dalla comparazione per regioni, rispetto a cui utilizziamo il 2018 quale anno di riferimento in assenza di dati ISTAT più recenti.

TERRITORIODISOCCUPAZIONE GIOVANILEDI CUI FEMMINEDI CUI MASCHI
Molise40,350,035,6
Campania53,660,448,9
Sicilia53,660,449,5
Marche22,128,518,7
Veneto21,026,516,8
Liguria36,341,732,0
Umbria31,136,927,8
Friuli-Venezia Giulia23,727,220,2
Emilia-Romagna17,821,915,0
Calabria52,756,450,3
Piemonte30,033,627,6
Valle d’Aosta / Vallée d’Aoste21,724,819,2
Abruzzo29,732,627,7
Toscana22,925,221,2
Provincia Autonoma Trento15,316,514,4
Lombardia20,820,820,9
Trentino Alto Adige / Südtirol11,911,811,9
Sardegna35,735,635,8
Provincia Autonoma Bolzano / Bozen9,28,59,9
Lazio34,533,535,3
Puglia43,642,044,7
Basilicata38,735,640,3
ITALIA32,234,830,4

Tuttavia, aumentando l’accuratezza dell’analisi al livello provinciale, scopriamo una realtà assai più complessa.

Gli squilibri presenti nel nostro paese sono infatti molto più estesi e distribuiti a macchia di leopardo: più che di “Italia a due velocità” sarebbe corretto parlare di “Italia a molte velocità”.

Per quanto riguarda la disoccupazione giovanile in generale, la situazione più critica si ha nella provincia di Cosenza, con un tasso del 69,8%, ben lontano dal bassissimo 9,2% della provincia di Bolzano.

Il territorio altoatesino detiene inoltre il primato per il tasso più basso di disoccupazione giovanile tra le femmine, pari all’8,5% e distante anni luce dall’88,5% toccato nella provincia di Caltanissetta, che vale alla città siciliana anche la maglia nera del maggior divario tra i due sessi, sia in termini assoluti che in riferimento al genere femminile.

Per quanto riguarda invece la disoccupazione maschile, il picco viene toccato nella provincia di Foggia in Puglia, dove il 70,2% dei giovani uomini è disoccupato; situazione ben distante dal territorio friuliano di Pordenone, dove ad essere disoccupato è solo il 7,1%.

Da segnalare, in controtendenza con i dati, è la situazione nella provincia di Massa-Carrara, in cui i livelli di disoccupazione giovanile sono sensibilmente più alti tra i maschi (42,1%) che tra le femmine (10,0%).

E se la città marchigiana di Fermo può vantarsi di una disoccupazione giovanile sensibilmente sotto la media (13,4%) equamente distribuita tra maschi e femmine, appare invece evidente come da nord a sud vi siano situazioni così articolate e diversificate da indurre almeno un campanello di allarme a tutti coloro che in questi mesi si accingono a discutere della cosiddetta “autonomia differenziata”.

Anche perché, nota di simpatia, alla data del censimento 2011, i comuni con il tasso di disoccupazione giovanile da record del 100% facevano quasi tutti parte delle regioni settentrionali, anche se viste le dimensioni, è più probabile che il problema in questo caso fosse di spopolamento e non di disoccupazione giovanile.

Nicolò Martinelli

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