Sii te stesso; tutti gli altri personaggi hanno già un interprete.
— Oscar Wilde.
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Sono ormai passati più di due anni dalle elezioni regionali siciliane del Novembre 2017, eppure dal punto di vista politico sembra passata un’era geologica.
Se infatti le elezioni regionali erano state vinte da un centrodestra ancora molto “berlusconiano”, non si può fare a meno di notare come nel corso del tempo anche l’isola abbia risentito dell’ascesa del leghismo in salsa nazionale.
Se paragonati con quelli di altre regioni i cambi di casacca nell’Assemblea Regionale Siciliana possono sembrare modesti; tuttavia presentano alcuni elementi interessanti, che andremo in breve ad affrontare.
Riflessi del quadro nazionale
Analizzando la nascita dei nuovi gruppi all’ARS, appare subito evidente come siano nati due gruppi corrispondenti a movimenti politici nuovi come Italia Viva di Matteo Renzi, o che comunque mai si erano misurati seriamente nel sud Italia come la rinnovata Lega di Salvini. Entrambi i partiti esordiscono con un gruppo consiliare da 4 membri.
Cambi di casacca interni alla maggioranza
Se quindi il passaggio di deputati regionali tra maggioranza e opposizione è estremamente limitato, altrettanto non si può dire delle dinamiche interne alla maggioranza di Nello Musumeci, i cui partiti si contendono gli eletti dal primo giorno di insediamento.
E così, al netto della già citata pattuglia leghista, il gruppo di Forza Italia ne è uscito ridimensionato, mentre quello di Fratelli D’Italia ha retto nonostante le numerose defezioni grazie ad un imponente turnover che tra dimissioni e addii, vede permanere nel gruppo soltanto due dei fondatori originali, vale a dire gli onorevoli Galvagno e Amata.
Opposizione solida
Molto solide le principali forze di opposizione, in cui i cambi di gruppo sono pressoché assenti, se si eccettuano i renziani che hanno partecipato alla scissione nazionale dell’ex segretario PD, il cui ruolo di forza centrista e potenziale ago della bilancia viene però insidiato dal movimento “Ora Sicilia” fondato dai transfughi di Forza Italia.
Alle forze di opposizione inoltre va il premio per la maggiore longevità del mandato espresso dai componenti dei gruppi: Se il solitario Claudio Fava di “Cento Passi per la Sicilia” è insostituito dal primo giorno, nel gruppo del Movimento 5 Stelle si contanto per ora soltanto le dimissioni dell’ex candidato presidente della regione Giancarlo Cancelleri.
In una regione che storicamente ha stupito, sia per quanto riguarda i cambi di gruppo, sia per la capacità di trovare maggioranze impensabili a livello nazionale (Qualcuno ha forse detto “Operazione Milazzo“?) si può affermare che la maggioranza di Musumeci arriva alla metà del suo mandato senza particolari scossoni.
Che, visti i tempi, per il centrodestra nazionale e locale è senz’altro grasso che cola.
Una, nessuna e centomila. Dalla lettura degli ultimi dati europei e nazionali riguardanti la disoccupazione giovanile emerge il quadro di una Italia che ancora fa fatica ad integrare le nuove generazioni all’interno del mondo del lavoro, in particolar modo per il genere femminile.
E soprattutto di una Italia che ancora presenta al proprio interno contraddizioni fortissime.
Ma andiamo con ordine: Dall’ultimo rapporto Eurostat, datato Settembre 2019, il nostro paese si colloca tra i paesi europei con i più alti tassi di disoccupazione giovanile, con il 28,9%, superato soltanto da Spagna (32,2%) e Grecia (34,6%).
PAESE
DISOCCUPAZIONE GIOVANILE TOTALE
DI CUI MASCHILE
DI CUI FEMMINILE
Czechia
4,7
4,3
5,2
Germany
5,8
6,8
4,7
Bulgaria
7
7,3
6,7
Netherlands
7,2
7,8
6,5
Slovenia
8,1
7,7
8,6
Austria
8,8
9,6
7,9
Iceland
9,4
10,9
7,9
Malta
9,5
11,2
7,4
Poland
9,5
9,6
9,3
Latvia
9,9
9,9
9,8
Norway
10,1
10,6
9,7
Estonia
10,2
11,4
8,8
Denmark
10,3
10
9,7
United Kingdom
11,4
12,9
9,8
Ireland
12,1
13,3
10,7
Lithuania
12,3
15,9
8,7
Hungary
12,4
12,9
11,6
Belgium
13
14,2
11,6
European Union – 28 countries (2013-2020)
14,4
14,9
13,7
Luxembourg
14,9
15,7
13,9
Slovakia
16,9
14,4
21,2
Croatia
17,1
15,5
19,5
Cyprus
17,2
21,4
13,6
Finland
17,3
18,6
16,1
Romania
17,5
16,5
19,1
Portugal
18,9
18,2
19,6
France
19
20,5
17,3
Sweden
19,8
19,1
20,6
Italy
28,9
27,6
30
Spain
32,2
30,4
34,4
Greece
34,6
33,6
35,8
E leggendo i dati, si nota che proprio nei paesi con un tasso di disoccupazione giovanile superiore alla media europea, le disuguaglianze di genere la fanno da padrone.
Se infatti a livello UE vi è una sostanziale uguaglianza nei livelli occupazionali giovanili, con una differenza tra i due sessi che si mantiene sull’1,2% in favore delle donne, scopriamo che in tutti e dodici i paesi che superano la media di disoccupazione giovanile, anche il divario tra i due generi aumenta in modo considerevole, a volte in favore dei maschi ed altre delle femmine.
In tre casi specifici, ovvero Svezia, Grecia e Portogallo, notiamo come nel corso del 2019 i tassi di disoccupazione giovanile per ciascun genere siano notevolmente variati di mese in mese, facendo supporre una specificità legata a lavori stagionli ben precisi.
Nei restanti nove casi , invece, vi è una sostanziale stabilità in tutti i mesi dell’anno, tale da rendere concreta l’ipotesi che esistano cause strutturali sia della disoccupazione giovanile, sia della sua distribuzione di genere.
In particolare, per quanto riguarda Cipro, Francia, Finlandia e Lussemburgo la disoccupazione giovanile strutturalmente più consistente è quella maschile; discorso opposto per il nostro paese che condivide con Romania, Spagna, Slovacchia e Croazia una prevalenza di disoccupazione giovanile femminile.
Ma da dove si origina questa tendenza nel nostro paese?
Ad un primo superficiale sguardo potremmo essere indotti a pensare che le regioni del mezzogiorno, oltre ad essere quelle con una disoccupazione giovanile più alta in termini assoluti, siano anche quelle in cui le disuguaglianze di genere sono più marcate nei confronti del genere femminile.
Tale ipotesi sembra anche supportata dalla comparazione per regioni, rispetto a cui utilizziamo il 2018 quale anno di riferimento in assenza di dati ISTAT più recenti.
TERRITORIO
DISOCCUPAZIONE GIOVANILE
DI CUI FEMMINE
DI CUI MASCHI
Molise
40,3
50,0
35,6
Campania
53,6
60,4
48,9
Sicilia
53,6
60,4
49,5
Marche
22,1
28,5
18,7
Veneto
21,0
26,5
16,8
Liguria
36,3
41,7
32,0
Umbria
31,1
36,9
27,8
Friuli-Venezia Giulia
23,7
27,2
20,2
Emilia-Romagna
17,8
21,9
15,0
Calabria
52,7
56,4
50,3
Piemonte
30,0
33,6
27,6
Valle d’Aosta / Vallée d’Aoste
21,7
24,8
19,2
Abruzzo
29,7
32,6
27,7
Toscana
22,9
25,2
21,2
Provincia Autonoma Trento
15,3
16,5
14,4
Lombardia
20,8
20,8
20,9
Trentino Alto Adige / Südtirol
11,9
11,8
11,9
Sardegna
35,7
35,6
35,8
Provincia Autonoma Bolzano / Bozen
9,2
8,5
9,9
Lazio
34,5
33,5
35,3
Puglia
43,6
42,0
44,7
Basilicata
38,7
35,6
40,3
ITALIA
32,2
34,8
30,4
Tuttavia, aumentando l’accuratezza dell’analisi al livello provinciale, scopriamo una realtà assai più complessa.
Gli squilibri presenti nel nostro paese sono infatti molto più estesi e distribuiti a macchia di leopardo: più che di “Italia a due velocità” sarebbe corretto parlare di “Italia a molte velocità”.
Per quanto riguarda la disoccupazione giovanile in generale, la situazione più critica si ha nella provincia di Cosenza, con un tasso del 69,8%, ben lontano dal bassissimo 9,2% della provincia di Bolzano.
Il territorio altoatesino detiene inoltre il primato per il tasso più basso di disoccupazione giovanile tra le femmine, pari all’8,5% e distante anni luce dall’88,5% toccato nella provincia di Caltanissetta, che vale alla città siciliana anche la maglia nera del maggior divario tra i due sessi, sia in termini assoluti che in riferimento al genere femminile.
Per quanto riguarda invece la disoccupazione maschile, il picco viene toccato nella provincia di Foggia in Puglia, dove il 70,2% dei giovani uomini è disoccupato; situazione ben distante dal territorio friuliano di Pordenone, dove ad essere disoccupato è solo il 7,1%.
Da segnalare, in controtendenza con i dati, è la situazione nella provincia di Massa-Carrara, in cui i livelli di disoccupazione giovanile sono sensibilmente più alti tra i maschi (42,1%) che tra le femmine (10,0%).
E se la città marchigiana di Fermo può vantarsi di una disoccupazione giovanile sensibilmente sotto la media (13,4%) equamente distribuita tra maschi e femmine, appare invece evidente come da nord a sud vi siano situazioni così articolate e diversificate da indurre almeno un campanello di allarme a tutti coloro che in questi mesi si accingono a discutere della cosiddetta “autonomia differenziata”.
Anche perché, nota di simpatia, alla data del censimento 2011, i comuni con il tasso di disoccupazione giovanile da record del 100% facevano quasi tutti parte delle regioni settentrionali, anche se viste le dimensioni, è più probabile che il problema in questo caso fosse di spopolamento e non di disoccupazione giovanile.
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